Commentary

Il primo grindadráp dell’anno dimostra che le giustificazioni delle Isole Faroe stanno finendo

Mercoledì, 06 Mag, 2026

Il 4 maggio si è svolta il primo grindadráp dell’anno nelle Isole Faroe. La caccia ha avuto luogo a Sándavágur, sull’isola di Vágar, dove oltre 125 globicefali e alcuni lagenorinchi acuti sono stati spinti nelle acque basse e uccisi. Commento di Valentina Crast, responsabile della campagna Isole Faroe. Tutte le fotografie sono state scattate dall’equipaggio di Sea Shepherd presente sul posto.

I corpi delle giovani balene pilota uccise il 4 maggio scorso.

Il primo grindadráp del 2026

I volontari di Sea Shepherd erano presenti sul posto e hanno documentato la caccia. Il nostro obiettivo rimane chiaro: registrare i fatti, sensibilizzare l’opinione pubblica nelle Isole Faroe e portare questa realtà all’attenzione della comunità internazionale, una comunità legata alle Faroe attraverso il commercio, il turismo, la politica e una responsabilità condivisa nei confronti del pianeta.

 

Documentare i grindadráp sta diventando sempre più difficile

Sea Shepherd opera nel pieno rispetto della legislazione faroese. I nostri volontari non infrangono la legge. Agiamo nel rispetto delle norme vigenti e rivendichiamo il nostro diritto legale a essere presenti e a documentare ciò che avviene negli spazi pubblici.

Eppure, sempre più spesso e in modo sistematico, le persone coinvolte nella caccia cercano di ostacolare il nostro lavoro: bloccano la visuale, tentano di allontanarci, intimidiscono i volontari e cercano di impedire qualsiasi documentazione. I volontari vengono insultati, molestati e ostacolati, pur esercitando pienamente i propri diritti.

Sebbene Sea Shepherd mantenga generalmente rapporti corretti e costruttivi con la polizia, singoli agenti continuano talvolta a non rispettare i diritti degli osservatori. Ai volontari è stato ordinato di lasciare aree pubbliche, è stato richiesto di identificarsi, sono stati fotografati e sottoposti a controlli di telecamere e degli effetti personali, nonostante avessero rispettato tutte le norme in vigore.

Questo porta inevitabilmente a una domanda: se il grindadráp è davvero una pratica di cui i balenieri faroesi vanno fieri, perché c’è un impegno così ostinato nell’impedirne la documentazione?

Una tradizione realmente difendibile non dovrebbe aver bisogno di essere nascosta.

Pinna di un feto di balena pilota che spunta dalla scatola dove è stato smaltito dopo la macinazione del 4 maggio.

Cosa rivela la documentazione del grindadráp

La risposta sta proprio in ciò che le immagini e le testimonianze mostrano.

Ogni gruppo di globicefali ucciso durante una caccia comprende femmine gravide e giovani individui. In quasi tutte le altre comunità di cacciatori del mondo, questi animali sarebbero protetti. Femmine gravide, piccoli non ancora nati, neonati e giovani esemplari non verrebbero considerati bersagli legittimi. Nella caccia faroese, invece, vengono spinti verso riva e uccisi indiscriminatamente.

I cetacei più piccoli e i feti non vengono considerati commestibili. Vengono descritti come gommosi e gettati via. Questi animali non compaiono nelle statistiche ufficiali delle uccisioni pubblicate dalle autorità faroesi, sollevando seri interrogativi sull’affidabilità dei dati utilizzati per sostenere che la grindadráp possa essere considerata sostenibile.

Questo è uno degli aspetti più indifendibili di questo tipo di caccia. Ed è anche uno di quelli che i sostenitori di questa pratica cercano con maggiore determinazione di tenere lontano dagli occhi del pubblico.

 

Il tallone d’Achille del grindadráp faroese

Da anni i balenieri e i difensori della caccia sostengono di essere aperti al confronto e al miglioramento delle pratiche. Ma rimane una verità che nessun miglioramento può cancellare: ogni grindadráp comporta l’uccisione di femmine gravide e di giovani animali.

Invece di riconoscere che questo è inaccettabile, chi difende la pratica cerca di nasconderlo.

La caccia del 4 maggio non ha fatto eccezione.

Il numero ufficiale di animali macellati è stato di 125 globicefali, inclusi gli adulti e circa 17 giovani di dimensioni sufficienti a essere conteggiati. A questi si aggiungono almeno 15 feti e piccoli individui che sono stati scartati perché ritenuti non commestibili. Questi animali non compaiono nelle statistiche ufficiali delle Faroe.

Durante la stessa caccia sono stati uccisi anche alcuni lagenorinchi acuti, ma successivamente non sono stati osservati nel porto. Questo solleva interrogativi su cosa ne sia stato fatto e se siano stati smaltiti lontano dagli occhi del pubblico.

Sea Shepherd ritiene che le autorità faroesi debbano rendere conto di tutti gli animali uccisi durante la caccia, inclusi i piccoli e gli esemplari non ancora nati.

 

Un numero eccessivo di animali uccisi per una popolazione così ridotta

Il grindadráp di Sándavágur solleva anche importanti domande sulla reale necessità di queste uccisioni e sulla distribuzione della carne ottenuta.

Secondo una stima prudente, questa singola caccia ha prodotto circa 110’000 kg di carne e grasso. Le Isole Faroe contano circa 55’000 abitanti e il consumo annuo stimato è di circa 1 kg per persona. Questo significa che una sola caccia ha prodotto quantità di carne e grasso enormemente superiori a quelle che potrebbero essere giustificate dal normale consumo locale.

Dove finisce tutta questa carne? E come si può giustificare l’uccisione di fino a 1’000 globicefali all’anno, senza nemmeno considerare i feti e i piccoli esclusi dalle statistiche ufficiali?

Perché le balene sono state trasportate nelle isole settentrionali? La questione diventa ancora più rilevante considerando che sei o sette globicefali interi provenienti dalla caccia di Sándavágur sono stati successivamente trasportati a Klaksvík, nelle isole settentrionali. Questo è particolarmente significativo perché i responsabili locali dei grindadráp nelle isole settentrionali hanno dichiarato che non autorizzeranno né parteciperanno ad alcuna caccia finché non sarà concluso il procedimento legale avviato nel 2025.

Questa decisione ha già avuto effetti concreti: almeno 100 globicefali non sono stati uccisi quest’anno proprio grazie a questa sospensione.

La caccia di Sándavágur non si è svolta nelle isole settentrionali. Tuttavia, il trasporto di animali interi a Klaksvík solleva diversi interrogativi. Potrebbe significare che persone provenienti da quell’area abbiano partecipato alla caccia a Vágar. Oppure potrebbe indicare, ancora una volta, che sono stati uccisi più animali di quanti fossero realmente necessari a livello locale e che l’eccesso sia stato redistribuito in altre parti dell’arcipelago, comprese zone dove la caccia era stata sospesa.

Un sistema che mette in luce le proprie contraddizioni

In entrambi i casi emerge una contraddizione profonda.

Da una parte, alcuni settori del sistema della caccia ai cetacei nelle Faroe riconoscono ormai l’esistenza di seri problemi legali e di benessere animale. Dall’altra, le uccisioni continuano altrove, producendo quantità eccessive di carne e grasso, eliminando femmine gravide e giovani animali e omettendo dalle statistiche ufficiali gli esemplari non nati o appena nati che vengono scartati.

Questa non è una pratica trasparente, sostenibile o difendibile.

È un sistema sotto pressione, che per sopravvivere si affida sempre più spesso all’ostruzionismo, all’intimidazione e al controllo di ciò che il pubblico può vedere.

 

Sea Shepherd continuerà a documentare la verità

Sea Shepherd continuerà a operare nel rispetto della legge. Ma continuerà anche a rivendicare il proprio diritto a essere presente, a documentare e a fare luce su ciò che accade durante i grindadráp.

Perché la verità è semplice: se il grindadráp può sopravvivere solo impedendo le riprese, allontanando gli osservatori e nascondendo i feti scartati, allora non si tratta di una tradizione in grado di reggere a un esame onesto dei fatti.

È una pratica che dipende dal fatto che la comunità faroese e il resto del mondo non vedano il quadro completo.

Segui gli aggiornamenti della campagna sulla pagina Facebook di Sea Shepherd Føroyar: https://www.facebook.com/SeaShepherdFaroes 

Scopri di più e sostieni la campagna Living Fjords di Sea Shepherd: Operazione Living Fjords

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